"Se la pensassero tutti come me


dove andremmo a finire?"

 

Attenzione, questo blog non è in nessuna maniera collegato a "Playboy" nel senso che non vi potrete trovare materiale come foto delle beneamate conigliette. E' solo un blog, diario in internet. Fanculo il resto!

Per chi è curioso: chiedimi il contatto MSN! Ma anche no :D

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Voyeurs
*loading*

On air
"
Forse c'è, forse no

 

 


 giovedì, 03 luglio 2008
 

Non so più nulla di voi. Non vi vengo a trovare. Che ragazzaccia che sono...

Questa volta non tiro in ballo il tempo, ma solo le priorità che mi son data. Mi son messa per l'ennesima volta al centro del mio mondo rosa. Quei tre esami li ho dati. E' stato grandioso, e mi son persa tre grammi di anima, credetemi. Perché di anima? Perché son stati giorni in cui ho avuto incubi e paure, ho temuto di cedere e lo stavo quasi per fare, anzi lo avevo fatto, salvo poi essere presa di peso dagli amici più cari (due) e posta in aula per dare l'ennesimo esame. Quegli amici mi hanno salvato il labile ordine psicologico che ancora tenevo legato ad un filo. Siamo a meno tre, non è ancora finita, ma posso dire che sono orgogliosa di me stessa e della forza che ho saputo tirare fuori al momento giusto.

Come ricompensa me ne son fuggita in quel de L'Aquila. Con Simone. In un tour de force di matrimoni e congressi di archeologia (Chieti). Nonostante io abbia mangiato l'impossibile, son tornata più magra di prima, frutto forse dello stress accumulato. Ho ricevuto complimenti da ogni dove e in più ci hanno detto che siamo una bellissima coppia. Non so voi, ma io sto già pensando dove celebrerò il mio matrimonio. Ho voglia di questa famiglia che mi sono scelta. Ho voglia di pargoletti, una casa tutta nostra, una vita normale, ma felice.

Intanto sono di nuovo sui libri. Cercherò di respirare ogni tanto e di portarvi qualche biscotto per il thé che mi offrirete da buoni vicini. Vi abbraccio tutti.

p.s. Todo, è inutile che sbuffi.

p.p.s. Doc. Il premio Troisi? Mi son persa De Gregori, mannaggia la capoccia mia. :( Sarà per un'altra volta.

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 domenica, 08 giugno 2008
 

Che vi devo dire. Proprio nulla. Son gelosa assai della mia vita ultimamente e ve ne sarete accorti. Per nessun motivo in particolare. No, non so dirvi il perché.

Scriverò però di una cosa che sta tanto a cuore a me come  a voi. La mia ferrea salute che proprio ferrea non è, ma non ci lamentiamo.

Ormai un paio di mesi fa mi mossi, un po' per disperazione dei continui solleciti da parte di familiari e amici un po' perché iniziavo a sentire un dolore quasi lancinante al solo sfiorarle , e andai al centro senologico del mio policlinico per una palpatina alle mie stupenderrime tette.

Non vi dico i giri e rigiri che feci perché non mi dissero che necessitavo di una "richiesta dal mio medico di base" né che si dovesse pagare la visita né che per trovare il centro fosse peggio che ritrovare la strada per il povero Pollicino che scoprì con suo rammarico la scomparsa delle mollichine di pane. Ad ogni modo, una richiesta e 18.75 euro dopo, in una mattinata afosa, mi ritrovai per una stanza buia che la diritta via era smarrita. Ehm... si, perché io ero lì ad aspettare da sola! e intanto arrivava gente e si segnava su un cartoccio appeso al muro della cui presenza non mi ero nemmeno resa conto. Son stupida io? Forse. Certo è che non c'era nessuna indicazione e quando vidi che una ragazza vestita di bianco (un angelo? no, una medichessa!) chiamava le persone da cotal foglio mi avvicinai e le spiegai che c'ero prima io, non facciamo scherzi! Eh no cara, passi il turno e resti ferma per altri tre. Segnati la prossima volta...

Umiliata e innervosita ero quasi sul punto di andarmene quando osservando chi era in attesa mi accorsi che in effetti potevano avere anche molta più necessità di me. Erano persone anziane con probabile tumore al seno da operare o persone che dovevano cambiare medicazione per un'operazione già avvenuta. Erano persone con facce preoccupate, facce tristi, facce stanche. Erano persone che un po' soffrivano e io in quel momento non avevo nessun diritto in più rispetto a loro. Aspettai il mio turno, nonostante dovessi correre per un tirocinio di anestesia. Poi mi chiamarono. Entrai. Nessun luogo poteva mai essere così tanto all'opposto con il centro senologico di Bonn. Una stanza tre metri per tre (forse esagerando pure un po') dove c'era un lettino di fronte appena entravi e accanto alla porta una specie di scrivania alla quale sedeva un tizio dall'aspetto burbero e poco raccomandabile. La stanza era affollata da tre camici bianchi. Due specializzande e una interna. Mi chiesero il motivo della visita e spiegai che era un controllo perché erano passati sei mesi dall'ultima visita nella quale mi volevano addirittura fissare l'appuntamento per l'operazione. Poi mi dissero: si spogli. Gettai frettolosamente i vestiti su una delle due sedie a disposizione. E mi stesi sul lettino. Mi palparono a turno un po' tutti, chi perché doveva imparare  a farlo, chi perché mi doveva dire che cazo c'avevo. mani morbide, mani dure e callose. Mani frettolose, mani che affondano, mani che sfiorano. Era un pout pourri di tastate e osservazioni con me distesa e seduta, mani lungo i fianchi, mani sulla testa. Il mio povero seno impallidiva esangue e io invece diventavo rossa dalla vergogna. "Bene" disse il burbero anziano. "Lei ha dei fibroadenomi che per l'età che ha e la pluripresenza (me ne sta uscendo un altro nella tetta sinistra, sob) non ha rischio di evoluzione maligna. Non si deve operare". "Mi fa male ribatto io". "Beh, anche se glielo togliamo le resterebbe il dolore, il suo seno ha questa predisposizione. Facciamo che si rivediamo tra altri sei mesi". Mi vestii e lasciai la stanza, insoddisfatta e con un senso di repulsione per il trattamento che mi fu riservato. Ero stata abituata del tutto differentemente a Bonn. Con una infermiera che mi accolse nella sala d'aspetto e mi fece firmare il consenso alla visita e riempire un foglio dove dovevo riportare tutti gli eventuali fattori di richio della mia patologia semplicemente mettendo croci vicino a delle voci. Mi spiegò anche nella maniera più semplice le parole di tedesco che non capivo. Poi mi fece entrare per la visita dove mi accolse uno splendido medico trentenne che dire bello è dire poco e che mi fece accomodare in apposito spogliatoio sito a un lato dell'enorme stanza rosa dove si sarebbe svolta la visita. Mi visitò accuratamente e delicatamente senza mettermi in imbarazzo, mi fece una eco al seno che mi pare più logica di una semplice palpatina e poi mi spiegò cosa avevo in perfetto inglese per farmi capire meglio. Dopo di che mi spiegò rischi e benefici di una operazione che a suo dire dovevo fare, non subitissimo, ma dovevo fare, soprattutto per un rischio estetico. All'accrescersi di uno di questi maledettessimi fibroadenomi si potrebbe verificare il sopraggiungere di una bruttissima bozza sporgente (insomma speriamo di no). Non fissai l'appuntamento. Dovevo prima parlarne con mia madre, e poi preferivo farlo a Napoli, con lei presente. Lui capì e mi salutò.

Perché vi racconto tutto questo? Perché un domani, quando deciderò di andarmene da questo postaccio per lavorare altrove rileggerò queste righe trovando un ulteriore punto a favore per partire.

Vi ringrazio per l'attenzione, andate in pace

p.s. ah, il tutto alla modica cifra di dieci euro!

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 martedì, 06 maggio 2008
 

La verità è che questo blog iniziava a starmi stretto. Ho pensato di allontanarmene per poi ritornare ogni tanto, magari con un bel template nuovo di zecca, senza il porcellino o quei ridicoli Pon&Zi che si strapazzano d’amore. Giuro che ho tentato di mettermi davanti al pc e rinnovarlo, rinnovarmi, ma tutto dalla prima all’ultima virgola sono io. Sono io, sono me dice Alekos Panagulis eroe del romanzo che sto leggendo della povera “passata a miglior vita” Fallaci Oriana. Ogni volta che vuole identificarsi come saluto di persona o al telefono costui dice sempre Sono io, sono me, Sono Panagulis! E ogni volta vorrei rispondergli: ma che cazo dici? Poi mi ricordo che forse in greco (l’eroe è greco signore e signori, un eroe greco come non se ne sono mai visti e aggiungerei per fortuna perché mi dà ai nervi) ha un senso quell’uso improprio della grammatica. Non ho approfondito, non me ne volete. Sono io anche in questo. Sono Ilaria. E questo non devo perderlo di vista. Dicevo, avrei voluto tante cose, ma le priorità erano altre.

Vi spiego, solo a risposta dei vostri commenti, che in realtà Lupo Alberto era messo lì tanto per, una bella pausa e i lavori in corso non c’entrano nulla, però lasciava un bel sospeso e non me lo volevo perdere.

Qualcuno mi ha chiesto se non scrivessi per mancanza di idee. Un uomo è finito senza idee. Chi dotato di un minimo di intelletto è privo di idee? Ne avevo tante, tutte sovrapposte, non le distinguevo. Non distinguevo nemmeno più me stessa. Persa nella moltitudine di ragazzi in giro per l’università a cercare di trovare un punto fermo nella laurea non capivo più dove ero e perché c’ero. Unico pensiero certo, la voglia infinita di rifugiarmi in quel di Bonn, isola felice che per ora ho potuto salutare per 5 giorni un mesetto fa. Indovinate un po’ che tempo che faceva? Ovviamente pioveva e faceva un freddo tale che Simone mi ha imprestato il suo cappottone-piumone che mi faceva stare tanto bene e mi faceva molto tedesca che se ne strafrega della moda. Moda che peraltro quest’anno ho deciso di seguire perché voglio far più la donnina e meno il maschiaccio, che prima o poi dovrò sfornare una figlioletta e dovrà prendere esempio da me e se mi riconosce come padre e non come madre, lì son cavoli amari! La moda si, con un bel paio di ballerine nere Tommy Hilfiger che se vuoi far la modella (le modelle son quelle che indossano la moda, ma non la fanno) devi mettere pure le cose costose, ma principalmente la rivoluzione sta nel fatto che fino a quando non le ho viste indossare a Carla Bruni con disinvoltura anche in occasioni ufficiali le schifavo come una parte di noi schifa la morte. Ecco. Non pensiate che ora carla Bruni è il mio mito. Anzi no. Però ha abbattuto un muro, quello dei clichè, delle regole. Bene me ne strafrego anche io e se prima avevo come regola essere contro la moda in tutto e per tutto ora farò della moda un mio uso e consumo personale provando anche ad essere me stessa con quel vestito nero che la parte di sotto è definita “a palloncino” e più lo guardavo e più mi dicevo: ma chi lo dice che solo le basse magre possono portare una roba del genere? Io che c’ho che non va? Nulla, solo sono un pochetto giunonica, ma probabilmente meglio avere tanta carne e molto cervello piuttosto che poca carne e una voce da oca che si accompagna benissimo al cervello da gallina che hanno le tipe che di solito seguono come schiave la moda. Ecco. Volevo dire questo, ma anche che ieri ero in una delle funicolari della mia città perfettamente seduta mentre due uomini mi erano in piedi di fianco e parlavano di un’amante. Si, uno dei aveva un amante e non mi interessa che lui dicesse che l’amava, per me era uno schifoso stronzo che era meglio se nasceva quadrupede così poteva inchiappettarsi chi cazo voleva, perché poi era doppiamente schifoso in quanto voleva apparire come uno di quelli della Napoli bene sui 45 anni, capelli arruffati in testa per nascondere la calvizie incipiente, un colorito che definire abbronzato è poco, un completo casual con su la giacca da cui si intravedeva questa camicia fighetta con le cifre ricamate e gliel’avrei voluta incendiare e trovandomi forse anche lui qualche ustione se la sarebbe presa per benino. Vi dico che il mondo è diventato una brutta copia di un’essenza sbiadita e ancora più brutta. Vi dico che dovunque mi giro ormai classifico la gente in trogloditi e mezzi trogloditi. Perché di persone evolute ne vedo sempre meno e se devo averci a che fare (perché ne ho un bisogno esasperato) devo telefonarla mentre sono ad un convegno sulla neurologia del comportamento e sono così impastata di tutte queste distrazioni che gli dico che sono ad un convegno sulle demenze, quando la demenza io la incontro tutti i giorni in metrò, al tg, sui giornali e via discorrendo. Ragazzi miei, tra un po’ moriremo. Ci incontriamo in Paradiso spero. Io ci credo (al Paradiso, mica al fatto che incontrerò voi!)

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 martedì, 25 marzo 2008
 

 

Non preoccupatevi.

Tra un po' torno ^__^

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 venerdì, 14 marzo 2008
 

Sentivo le guance arrossire, la saliva arretrare nei meandri più bui dei canalicoli ghiandolari... Che stava dicendo?

Simone ed io cerchiamo di sentirci il più possibile. Nei ritagli di tempo. Il più delle volte capita la sera, mentre sono nella stessa stanza con mio fratello all'altro pc e mia madre che guarda la tv. Io al mio portatile con qualche connessione di fortuna che scrocco perché ancora non mi son degnata di farmi mandare il router wireless da tiscali... Certe volte si diverte a farmi domande un po' sconce tanto per mettermi in difficoltà, poiché lo sa che non posso dire nulla e devo "subire", al massimo faccio giri di parole usando quelle che più possono essere adatte a rispondergli e che possano avere comunque sensi del tutto casti.

Stavolta però mi ha sorpreso tirando giù dalle nuvole qualcosa del tipo: poi me le dovrai raccontare le tue esperienze lesbo! E io: ma che stai a dire? E lui: si, me lo ha detto una volta di cose che facesti con una tua amica... e io voglio sapere meglio...

Il mio sbalordimento girava attorno a due punti. Simone non mi chiede mai nulla del mio passato. Simone non dovrebbe sapere nulla o quasi del mio passato. A meno che..., ma no, non sarà questo il caso, cioè, leggendo questo blog potrebbe venire a conoscenza di tutto o quasi il mio passato, ma mi ha detto più volte che lo legge solo in mia presenza...

Intendiamoci, non è che io giochi a far con lui la santarellina, però mi pare di ricordare che mi ero ripromessa una cosa: ripartire da zero. Dimenticare tutto. Fare finta che appartenesse al passato di altri. Essere una nuova Ilaria. Per lui. Per sempre. Punto e a capo. Da dove salta fuori la storia delle mie passate esperienze?

Poi, definirle lesbo è dire troppo. Non esageriamo suvvia. Ho subìto, non ho ricambiato; due bacetti, morsicini, leccatine e carezzine, non si possono definire un'esperienza lesbo. Soprattutto se poi io non c'ho provato perfettamente nulla.

Probabilmente gliene avrò parlato e me ne sarò dimenticata. Faccio sempre così. L'importante è che lui accetti anche questo di me. Tutto l'insieme. Un bel pacco, doppio pacco, controppaccotto. Non è da tutti, ma da lui... si!

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 sabato, 08 marzo 2008
 

Questa piccola grande donna mi tira in ballo per ben due motivi.

1) Seguire una catena.

2) Aggiornare, per non perdere la faccia che ho (che se poi per contrappasso mi dessero una a caso tra ferrara, berlusconi e perché no quella di bossi io credo fermamente che mi limiterei a tagliarmi la gola)

E la prima delle regole è rispettata. (linkare il "bastardo" che ti fa perdere tempo )

Passiamo alla seconda. Vi indico per benino chi deve proseguire questa cosa qui così magari prima o poi la si fa finita (dovranno pur finire gli abitanti di splinder, o no?)

mmh... vi dirò... scorrendo la lista dei miei amicidiblog pensavo che non sono una troppo curiosa, che son ben pettegola su certi argomenti, ma che di fondo sono una che non chiede, ma che sa ascoltare senza fiatare. Dunque sceglietevi voi e riferitemi, anche in privato  così proteggerò i vostri segreti.

Ebbene eccoci alla terza regola. Son appunto 3 i segreti da raccontare in questa catena.

Eccovi i miei.

a) Ieri sera guardando "I cesaroni" (che mia madre ama vedere la tv con me, e non posso scegliere i programmi) nella scena finale son scoppiata a piangere guardando quell'amore interrotto... è che sono una romanticona.

b) Io voglio una vita tranquilla... ehm... no, scusate, è che sto ascoltando tricarico e m'è scappato lì il pensiero. Certo è che un pochino stonato lo è, ma quanto mi fa riflettere... questo ragazzo è un genio....

b-bis) (scusate, ho un blocco. è lo scotto da pagare nello scrivere in questo diario tutto quello che mi passa per la mente)... mmm... mmm... chiamo spesso simone col nome di cristiano, mio compagno di università e fretellino adottato. Il fatto è che le cose son queste: se solo provassi un minimo di attrazione per lui sarebbe diventato da tempo il mio ragazzo... ehm, perchè? perché è eccezionale. che c'entra con simone? boh. sarà che gli rassomiglia caratterialmente, sarà che son biondini entrambi... non lo so. sarà che voglio bene a tutti e due con la stessa intensità, ma modi opposti... li confondo ogni tanto

c) Sono invidiosa di chi sa portare bene i tacchi... io purtroppo se li metto divento un po' goffa, perché sfioro i due metri, perché mi fanno venire male alla schiena e perché porto sempre le scarpe basse, quindi ci son poco abituata... eh, che bisogna fa' pe' sti 180 cm di altezza...

p.s. secondo voi lo formeranno mai un partito di sole donne? e non dico donne idiote, ma donne ben formate, con la testa sulle spalle, e una gran fetta di cervello al posto dei bigodini e che per carità non facciano uso delle autoreggenti in pubblico.

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 sabato, 01 marzo 2008
 

Sarà che il mese di febbraio non mi piace poi tanto, sarà che ci sarà qualche congiunzione astrale che si ripete ogni anno, sarà che molto probabilmente sono troppo stressata perché l'università cerca di crearmi tutti gli intoppi possibili, sarà che io sono del tutto sbagliata, ma intanto ci sto litigando con fervente impegno. Ogni tanto con il mio fare insolente gli dico: senti, io sono così, tu in un altro modo. Ora, io ti dico chiaramente ciò di cui ho bisogno, ti do l'opportunità di fare le cose nel modo giusto, non riesci a farle? non vuoi farle? Allora la soluzione è una. La butto lì come se niente fosse.

In realtà mi cago sotto dalla paura. Mi cago sotto del fatto che molto probabilmente la laurea slitta a settembre e non a luglio come avrei voluto che fosse; mi cago sotto che mi sento fin troppo senza forze e ho paura che uno di questi giorni sbatto a terra e arrivederci in Paradiso; mi cago sotto che lui per orgoglio alla fine dica: e allora lasciamoci!

Invece continua a ripetermi: non ti voglio perdere.

Intendiamoci. Non è che sono la solita stronza della situazione che se ne approfitta di una persona fantastica che tiene a me. Eh no. Il fatto è che voglia o non voglia la lontananza mi sta pesando troppo e avrei bisogno che lui mi stesse completamente vicino, cosa che non fa. Perché c'è il lavoro, ci sono gli amici, ci sono i viaggi. Io dove sono? Lui dice in cima alla lista. Ecco. Poi però scende in Italia e al massimo può venire due giorni stentati perché ha altro da fare in Italia e ci è sceso apposta, anzi mi mette il broncio che non faccio come al solito, che non lo raggiungo lì dov'è. Stavolta no. Se stavolta lo seguo (continuo a ripetermi dall'altro ieri) sbatto a terra. Non ho la forza. Non mi sento per nulla bene. Ho paura.

Il risultato? Sono troppo nervosa. Mia madre vedendomi diventa isterica, mi fa notare tutte le cose negative di questa storia e io crollo. Facciamo così, ora piango un po' che poi mi passa. Forse.

p.s. E' che sono follemente presa da lui. Che per la prima volta non mi costa fatica dire  a qualcuno "Ti amo". E' che mi domando cosa cavolo dovrei fare per essere più leggera su certe cose... E' che mi domando perché tutto ciò che faccio deve avere 100 ostacoli da superare. Stavolta però chissà se ce la farò... ma si!

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 martedì, 26 febbraio 2008
 
Io l'ho trovato divertente... E auguro un gattino così a ognuno di voi ^__^

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 domenica, 24 febbraio 2008
 

Parliamo del mio lato bugiardo.

Chiariamo che si estrinseca solo in due aspetti e uno di questi è prettamente rivolto a mia madre.

Non mi piace dirle proprio tutto poiché alla fine mi ritrovo una mamma impicciona come è diventata e che mi fa continue domande relative anche alla mia sfera sessuale.

Probabilmente continuando a dirle una certa cosa non risolvo la situazione. Perché alla fine finisce pure per preoccuparsi che sono anormale...

Cosa le dico di tanto esagerato?

Che sono ancora vergine...

Perché glielo dico? Boh. Tutto sommato è che non saprei come gestire la situazione contraria con lei che mi porta dal medico, con lei che mi fa prendere contraccettivi, con lei che mi fa mille raccomandazioni o peggio ancora con lei che mi chiude in una stanza e butta via la chiave.

Perché poi mia madre fa tanto la tipa aperta, ma se gli girano e credo che questo potrebbe essere uno dei casi, beh, diventa un subumano.

Preferisco sbrigarmi le mie faccende da sola anche perché con questa piccola astuzia oramai quando Simone viene a trovarmi dormiamo insieme...

La mia prima volta per lei avverrà quando smetterò di essere la sua bambina. Ovvero quando mi nascerà il primo figlio. O forse no. Appena mi becco un colpo di pazzia. Si, forse, meglio lasciar fare alla pazzia...

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 martedì, 19 febbraio 2008
 

Amarti m'affatica...

... ma non mi svuota dentro!

Una volta tanto ^__^

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 giovedì, 14 febbraio 2008
 

Perché bisogna finire ciò che si comincia. (vd post precedente)

"Con lui posso essere tutto quello che voglio":

"Bottegaia"
anche se credo che o il pavimento è stato scavato poco o i pompeiani erano moooooolto bassi...

"Inebetita/Infastidita"

"Smorfiosa"

"Incuriosita e soddisfatta sessualmente"

"Infinita"

"Turista"

"Gladiatrice"

 

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 martedì, 12 febbraio 2008
 

Non so che idea abbiate voi di me.

Quella che ho io di me mi piace alquanto e questo è un bene, finalmente raggiunto, a fatica, ma conquistato e rimarrà nei secoli dei secoli. Amen.

Rapportandomi ad una psicologia spicciola che la gente ama tanto si potrebbe dire che tutte le deviazioni che ho intrapreso dalla retta via (è bene dire che non esiste una retta via in assoluto, ma una retta per ciascuno di noi che non siamo mica dei punti per i quali passano infinite rette!) derivano da un paio di cose: l'ambiente che mi circonda esterno alla famiglia, e la famiglia (nel mio caso separata da quel dì che avevo circa meno o quasi 9 anni).

Sempre son stata ben felice di quelle deviazioni, che mi hanno permesso di provare non dico tutto, ma tutto ciò che io volevo provare. E qui ribadisco che io la droga non l'ho mai provata proprio perché non la volevo provare e questo non fa di me una santa donna, ma fa di me una persona intelligentissima.

Le scelte più sbagliate manco a dirlo le ho compiute in due campi: le amicizie e l'amore. Mano a mano però ho cercato di conoscermi al meglio e capire cosa andasse meglio per me. Non rinnego niente. Non sia mai. Sarebbe come dire che ho gettato 25 anni nel gabinetto. E io purtroppo nel gabinetto ci getto poco e niente, al massimo la polvere che tolgo dallo swiffer che passo per terra ed è una mano santa a chi è poco propensa a rovinarsi le manine come  me lavando tutti i giorni il pavimento, perché la pulizia è cosa santa e giusta, ma mica ci dobbiamo rimettere la salute ;)

Dicevo. Le amicizie. Ora come ora sfido a contarvi tra quelli che si reputano miei amici. E dico amico nel senso di irrinunciabile (cosa che ho definito mi sa e che gli altri non si offendano con uno solo di voi nel blog e una altro fuori da questo ambientaccio). Non è che io sia selettiva. E' che dimostrazioni vere di amicizia me ne son state date appunto solo da due persone, che di conseguenza passano dalla parte degli irrinunciabili e intoccabili. Quello che voglio aggiungere è che son ben lieta a darvi io prova della mia amicizia se siete un tantino timidi nel compiere il primo passo.

Dicevo (2° tempo). L'amore. Ora come ora sfido... ehm no, questo era l'incipit di prima... Ricomincio. L'amore non esiste. Mi ritorna questo concetto che andavo ribadendo prima di incontrare Simone. Ora lo affermo ancora. L'amore non esiste. Esistiamo io  e lui. Perché il prima è stato tutto bello bellissimo e sofferentissimo per fare di me quello che dovevo essere ora. Simone è quel qualcuno che pur non rinunciando a sé stesso mi ha fatto sentire l'unica cosa davvero importante nella sua vita. Mi ha dato fiducia, forza e coraggio di essere quella che sono incontrandomi per ben due volte senza trucco e restando rapito da ancora non so che cosa. Probabilmente il sorriso. Quello che lui ha elargito a me senza chiedermi nulla in cambio. Simone ha rischiato. Il tutto e da subito. Simone non è propriamente il figo da copertina eppure dopo mezza volta che l'ho visto mi ci sarei buttata addosso come non mi era mai accaduto, violando addirittura la regola d'oro delle ragazzette cosiddette brave: mai fare la prima mossa. Ebbene non la feci. La fece lui. E ancora non mi sono ripresa né forse voglio riprendermi. Simone non è il bello e dannato che mi travolgeva un tempo, né il classico contenitore di roba inutile che si trova troppo spesso in giro. Simone è il bravo ragazzo fatto persona, ma così terribile e vulcanico che mannaggia a me, non ho potuto fare altro che amare da subito.

L'idea che ho di me è l'immagine dell'imperfezione in equilibrio. Nella mente e nel corpo. E quando mi si riaprono vecchie ferite, quelli che chiamo buchi neri dell'anima, finalmente qualcuno ha trovato il modo di tapparmeli e farmi essere felice.

Questo weekend abbiamo festeggiato in anticipo il San Valentino che poi lui se ne va nientedimeno che in Venezuela, luogo dove sarei potuta andare anche io se non avessi da fare questi benedetti esami. Insomma luogo del festeggiamento è stato dalle mie parti. I magnifici "scavi di Pompei" che se qualcuno non avesse ancora capito Simone con la roba vecchia c'ha a che fare dato che è si epigrafista, ma archeologo di base. :D

Il fatto è che con lui posso essere tutto quello che voglio.

FOTOGRAFA

da quando mi ha regalato la macchinetta

"Calco di uno sfortunato pompeiano"

 

"Necropoli"

 

"Questione di buchi"

"Tramonto"

 

Continua...

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 giovedì, 31 gennaio 2008
 

Ogni volta. Ogni volta che dobbiamo dividerci gli chiedo: me lo lasci un ricordo di te? Me lo lasci un Te formato tascabile? Non resisto. Non ce la faccio senza di te.

Ovviamente ce la faccio. Sia santificato skype, ma ce la faccio.

Stavolta però non voleva correre pericoli. Mi ha lasciato un piccolo lui formato foto. Non ha nemmeno un anno. Ha i ricci tutti compattati, gli occhi teneri e la bocca più bella che possa avere un bimbo.

L'ho messa sulla mia scrivania. E lo guardo ogni 5 minuti, cercando di resistere ai sogni di una nostra famiglia, con un figlio come lui da riempire di morsicini, o solo bacetti. Ai bimbi i morsicini non si possono dare... a lui, quando stiamo insieme, si!  ^__^

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 lunedì, 21 gennaio 2008
 

Simone torna a casa, mette su una lavatrice mentre io studio...

Mi annuncia per skype:

[19.47.11] S scrive:azz
[19.47.20] S scrive:sta per cadere il governo

Apro igoogle dove ho le mie pagine preimpostate. Accedo al Corriere. Leggo.

http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_21/udeur_mastella_basta_53eb369c-c847-11dc-8c83-0003ba99c667.shtml

«VOTEREMO CONTRO FIDUCIA» - Per Mastella, insomma, il governo non c'è più: «Se ci sarà da votare la fiducia, voteremo contro. Prodi, se vuole, può andare a cercare una maggioranza. Noi siamo per le elezioni, anche se questa è una prerogativa del Capo dello Stato. Ma dal punto di vista politico per noi è meglio andare a nuove elezioni». L'ex Guardasigilli sfida poi Veltroni: «Ha voluto correre da solo e ci ha esclusi. Adesso ha questa opportunità, la colga al volo»

Rispondo così:

[19.50.33] I scrive:è per questo che odio mastella
[19.50.46] I scrive:e se finisce in prigione lui e la sua famiglia ne sarò contenta
[19.50.53] S scrive:ok
[19.51.12] I scrive:perché non è modo questo di trattare un governo che ti ha dato molteplici possibilità

E ora invece aggiungo:

Sono tutti irriconoscenti. Prodi dovrebbe essere come un capo di famiglia che fa il bene dei suoi figli. I suoi figli gli sono tutti irriconoscenti. E qui non cito solo Mastella, ma qualsiasi politico che ha fatto parte dell'attuale governo e ha fatto i capricci dicendo: se non mi dai questo tolgo il mio appoggio.

Non è questo il modo di fare. Da soli, voi partiti del cavolo con 300-400 affiliati non sareste niente di niente. Ecco perché me la prendo tanto. Perché volete senza in realtà essere niente. Intanto i vostri stipendi ve li siete presi, la pensione è cosa acclarata, le magagne che dovevate fare le avete fatte.

Non siete degni della parola "uomo". Tutto qui. Non avete avuto un minimo di coscienza civile. Sappiate che non state lì tanto per favi i soldi, ma per fare il bene di tutti e tirando la corda da tutti i lati non avete fatto altro che logorarla. E se si spezza io spero che un giorno qualcuno spezzi voi.


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 sabato, 19 gennaio 2008
 

Le pause dal blog mi costano sempre un po' tanto. Eppure certe volte mi trattengo perché finisco col dire sempre le stesse cose.

Sono felice. E forse è la notizia più importante che possa affidarvi.

Un'altra è che ho finalmente avuto tempo di trasferire le prime foto del 2008 sul pc.

Iniziamo con la numero 1:

La prova dei miei 25 anni

Poi abbiamo delle prove costume di una mia carissima amica...

La femme de la pluie

Infine una delle chicche più simpatiche della settimana che ho avuto il coraggio di immortalare nella mia cameretta:

Sorpasso in due prospettive

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 mercoledì, 09 gennaio 2008
 

Da un paio di giorni sono cambiata.

Ho 25 anni.

Ho trascorso tutte le vacanze pensando ad oggi. Un anno in più e Simone di nuovo lontano da me. Ho vissuto 15 giorni completamente persa in lui e nei suoi sorrisi. Darei altri 25 anni per non perderlo mai.

E' inutile ribadire che ogni giorno di più sembra la risposta ai miei desideri, che con lui mi sento libera di essere me stessa e di dire tutte le cose che mi passano per la mente senza filtrarle. Certe volte raggiungo anche picchi che non osavo nemmeno immaginare e lui è lì e accoglie tutto, con coraggio. Perché ci vuole abbastanza coraggio e determinazione per starmi accanto. Come per chiunque di voi, immagino.

Dei miei 24 anni credo che voglio ereditare la saggezza e i buoni propositi, come quello di non far esistere persone solo perché son io a volere che esistano. Non ho mandato auguri se non me ne venivano fatti, non ho nemmeno guardato il cell ogni ora per scoprire chi è che tiene a me nei giorni di festa, non ho guardato attonita i numeri in rubrica di ex chiedendomi se fosse giusto star lì a rimuginare di inviare o non inviare parole senza senso. Perché il senso non è nelle parole, ma nei fatti. E poche pochissime persone sanno fare i fatti.

 Allora io decido di non farli esistere. Perché non posso che far esistere me. Perché poi, e non sono io a dirlo, di gente come me il mondo ne ha bisogno.

E vi dico anche che ho avuto una grossa grossissima delusione da uno di voi. Perché ancora una volta fatto di parole e non di fatti, anzi forse la delusione è stata proprio nella mancanza anche delle parole. Una sola. Una scusa. Sarebbe finita lì. Son cose che per i miei 25 anni di età sembrano una bazzecola. Però io non ho voglia di far finta di niente. Non voglio che siano gli altri a decidere di non fare. Voglio decidere io e impedirvi di fare. Tutto qui.
Buon 10 gennaio a tutti! (Che dire buon anno mi sembra troppo pretenzioso, ecco!)

p.s. Simone ha finalmente fatto un favore a tutti i miei amici che quando si va in gita io sto sempre a chiedere se per favore portano la macchinetta fotografica. Per il mio compleanno ne ho avuta una tutta mia!

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 martedì, 25 dicembre 2007
 

Il Natale, quando arriva... arriva!

Quest'anno l'ho aspettato con meno angoscia degli altri anni, probabilmente perché sapevo già da tempo come lo avrei trascorso. Senza mio padre, perché è da questa estate che si sono interrotti definitivamente i rapporti tra i miei, non possono nemmeno guardarsi più in faccia senza iniziare a insultarsi a vicenda. E questo distacco se da un lato mi crea una miriade di problemi con sensi di colpa inutili e beceri perché inopportuni in quanto io non ho fatto proprio niente di niente, dall'altro mi fa stare tranquilla perché non devo vivere con paura questi giorni (che in genere trascorrevamo con la famigliola riunita perché a Natale si è tutti più buoni) chiedendomi: quando iniziano a litigare e su cosa stavolta?

Ieri eravamo noi 3, mamma, Francesco ed io. Ed eravamo perfetti insieme. Ho cucinato tutto con molta attenzione, senza aiuti che mamma è influenzata e mio fratello ha visto bene di andarsene a zonzo fino alle 20.40 di sera. Alla fine tutto buonissimo, superabbondante e senza alcun litigio.

Abbiamo fatto felice anche mamma andando tutti alla santa messa di mezzanotte ed erano le 2 passate quando finalmente ho fatto ritorno a casa per fare l'unica cosa che mi restava da fare. Guardare il mio amore in webcam aprire il mio regalo. Lui che il sonno ce l'ha incorporato fin dentro le ossa, mi ha aspettato sveglio solo perché glielo avevo chiesto. E mentre lo guardavo provarsi quel maglione che dopo tante ricerche ho trovato pensavo che sono proprio tanto fortunata, perché questo Natale mi ha fatto un sacco di regali. Più di tutto mi ha regalato una nuova famiglia. La sua. Che mi ha accolto meglio che ne fossi davvero figlia, che trascorrerà insieme alla mia nella fredda L'Aquila la fine dell'anno e l'inizio di quello nuovo (si, ci trasferiamo tutti lì per 3-4 giorni). Che poi tante volte mi son detta: quanto vorrei che suo padre fosse stato mio padre. Però sono contenta lo stesso perché il mio amore che non ha più la mamma da fin troppo tempo può godere dell'affetto di quel padre meraviglioso.

In questi giorni pensavo che il Natale non è solo una scocciatura perché devi andare a fare in giro i regali in una città sovraffollata e impazzita che ha aumentato tutti i prezzi perché così tutti sono più contenti. Il Natale è davvero simbolo della famiglia. Riunita. E più di ogni altra cosa ora vorrei averne una tutta mia, ma c'è tempo.

Lascio qui il mio augurio per tutti, quelli che passeranno e quelli che non lo faranno. L'augurio di trovare nel vostro destino la cosa che possa rendervi più felici. Io quest'anno l'ho trovata. Il mio amore e la sua famiglia.

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 mercoledì, 12 dicembre 2007
 

E poi uno si chiede perché a un certo punto il vaso si riempie e trabocca.

Forse perché i tuoi comportamenti cercano di essere i più spontanei possibili, ma se lei ogni tanto prende e sbotta su cose assurde io non so più che pesci prendere.

E mi fa scenate di gelosia sul fatto che da quando c'è Simone non le voglio più bene come prima, e che chissà se lui le vorrà bene come lei crede di volergliene, e perché sali sempre tu dai suoi genitori e non scende mai lui qui, e perché hai chiamato tuo padre, e perché vai da tuo padre, e perché ti preoccupi per lui, e perché la sera non vieni a dormire quando vado io così possiamo parlare un po', e perché pensi di voler andare via da qui per la specializzazione, e perché hai sempre tempo per tutti e per me no?

O forse perché a periodi alterni e da quando ha ripreso a lavorare vivo nel panico generale di una casa da mandare avanti. Lava, stira, cucina, fai i piatti, stendi i panni, ritira i panni, pensa a cosa cucinare, scendi a fare la spesa perché nonostante lei passi 40 minuti nel supermercato torna con una bottiglia di olio e un pezzo di pane. Fatti venire una forza da leoni e un'inventiva strepitosa per preparare pranzo e cena al sabato, pranzo domenicale e cena per i tuoi amici, fai le corse per farle trovare il pranzo pronto infrasettimanale, dividiti in quattro per accontentare tutti.

Il problema di fondo è che comincio a pensare che non faccio nulla di eccezionale. Perché lo faccio sempre quando tengo a qualcuno, come nei mesi che ho trascorso a casa di Simone. Quella convivenza è stata la cosa più bella che io potessi vivere, ma anche la più faticosa ^__^

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 mercoledì, 28 novembre 2007
 

Lei è bella. E' bella e ha gli occhi dolci.

Ha più di mezzo secolo, ma i segni dell'età su di lei tardano ad arrivare.

Lei sogna e vive come una bambina.

Lei ride e scherza e piange come una bambina.

Lei è mia madre. E se anche un giorno qualcuno mi dicesse che non è lei, lo sarebbe lo stesso, perché mi ha fatto da madre.

Guardandomi allo specchio in tutti questi anni è stato come un ripetersi di generazione. Ero lei, in tutte le sue età. Sono lei.

E poi ci completiamo. Tutto quello che non ho io lo ha lei, tutto quello che lei non ha ce l'ho io.

Ciò che ci distingue è il suo nasino francese che continuo a chiederle: perché non me lo hai dato? E lei sorride e dice: in cambio ti ho fatto alta, ben 20 cm più alta di me. Cos'altro volevi? E poi sei bella!

Bella... è soggettiva la mia quanto la sua di bellezza, ma quando mi guardo allo specchio e ci vedo lei mi sento bella. Si. Mi sento bella. Quando inizio a prendermi cura di me, con i capelli tutti ben pettinati, un trucco leggero come mi ha insegnato, quando passo la crema corpo dopo la doccia, quando mi limo le unghie, io penso a lei, alla sua vanità femminile che mi ha trasmesso e che fa a cazzotti con l'altra parte maschiaccio di me che invece mi ha trasmesso mio padre.

Un anno fa mi scriveva queste parole mentre ero in terra straniera per scappare forse proprio da lei e da una vita che mi pesava perché da troppo tempo ormai costretta al ruolo di genitore di mia madre e di mio padre:

Ciao amore mio,
è da tanto tempo che volevo scriverti. Prima di ogni altra cosa volevo ricordarti di preservare la salute che è un bene grande e quando comincia ad andare via non è facile riprenderla. Anteponi la salute a tutto e aiutati con i mille mezzi che abbiamo.
Cosa dirti? Mi manchi molto, ma non amo dirtelo perché tu lì devi stare serena. Ci sono dei momenti in cui mi giro e vorrei averti vicino. Tante volte ti sembra che non ti penso, ma è per non aggiungere un’altra sofferenza. Vivi questa parentesi tedesca con la massima serenità, anche per i soldi cercherò di non farti mancare niente.
Ci sono dei momenti in cui ti sogno ad occhi aperti, ti immagino con quel faccione e dico a Checco “Andiamo a Bonn, restiamo là”.
Sono fiera di te, felice di averti avuta, di averti vista crescere e di poterti essere vicino e di poter dire “Sono la mamma di Ilaria”.
Francesco mi sta molto vicino, ma un figlio non si sostituisce con un altro.
Ti auguro tutto il bene di questo mondo, perché lo meriti e perché sei mia figlia.
Stellina, continua ad illuminarmi e a regalarmi momenti felici.

Tu vai oltre il bene, l’amore e la passione.

Mamma

Questo lungo viaggio, che lei mi ha permesso di fare, mi ha dato molto, e più di tutto mi ha riavvicinato a lei. Ho scoperto che molte cose non vanno date per scontate e che si può sempre fare di più di quello che si crede di poter fare. Sono tornata ad essere più o meno madre di mia madre, e per ora non mi costa fatica, probabilmente perché ho ritrovato l'energia e la voglia di farlo, o forse perché probabilmente tra un paio d'anni o qualcosa in più o in meno costruirò la mia famiglia e scoprirò quanto è difficile essere madre e cercando di non incorrere nei suoi stessi errori le perdonerò tutto.


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 venerdì, 23 novembre 2007
 

Probabilmente non farà troppa differenza, o forse si, se ci crediamo un po' di più.

Probabilmente le buone idee non vengono mai pubblicizzate così come vale la legge che più vuoi lavorare meno lavori perché generalmente incontri colleghi che lavorano di meno e per lo stesso stipendio. (forse questa equazione è un po' forzata ma tant'è).

Sbizzarritevi nel testare il vostro vocabolario di inglese e regalate chicchi di riso a chi magari fa più salti di gioia di voi per un piccolo pugnetto di riso.

dal sito ufficiale: "Poverty.com was created for all people around the world who want to end poverty. It was started in January 2007 by a private individual (John Breen) and has no political, religious, or corporate affiliation. Please also visit our sister site for world hunger, FreeRice".

Come funziona? Ti sottopone una parola cui devi indovinare il sinonimo. Per ogni risposta esatta 10 chicchi di riso vengono pagati dagli sponsor (che vengono visualizzati sotto ogni domanda) e regalati al WFP. Fossi in voi ci proverei...

Avete capito dove cliccare?

QUI

p.s. Anche se di inglese non ci capite un'h provateci lo stesso! Vi premetto che ad ogni risposta giusta aumenta di difficoltà e se date la risposta sbagliata ricominciate da una parola più facile... Non fate i ragnetti ignoranti, imparate le vostre 10 parole quotidiane regalando un sor/riso!

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